Come comportarsi di fronte ai capricci del bambino? Quante volte i bambini fanno i capricci... a volte non sappiamo come comportarci, altre volte adottiamo dei comportamenti che poi non si rivelano così efficaci. Ma esistono delle regole che un genitore dovrebbe "far rispettare" al bambino che "fa i capricci"? I genitori devono prestare ascolto ai bambini, rispettarli e offrire lo spazio necessario per le loro esplorazioni, ma devono anche assicurarsi che i figli conoscano i limiti, che vanno fissati con risolutezza. I bambini hanno bisogno di rassicurazioni e di approvazione per poter diventare indipendenti, comprendendo però che esistono dei limiti che non vanno superati. Le attese e i limiti devono essere adeguati al grado di sviluppo del bambino. Per esempio, a un bambino di due anni non si può chiedere di starsene tranquillo per due ore durante una riunione, di giocare da solo mentre i genitori fanno i lavori di casa o di comportarsi come "un angelo" in un ristorante di lusso. L'esistenza di confini coerenti permette ai bambini di acquistare la sicurezza necessaria per allontanarsi e sperimentare la propria curiosità accettando contemporaneamente l'autorità, l'amore e la sicurezza offerti dai genitori. In assenza di limiti precisi, i bambini non conosceranno i loro confini, diventando spesso insicuri sui loro rapporti con gli adulti e con il loro ambiente. Benché questi limiti siano un bene per i bambini, non bisogna aspettarsi che vi siano grati perché vengono mandati a letto presto. È necessario stabilire delle regole con il piccolo? Alcune regole vanno comunque stabilite ed è essenziale che siano coerenti e che contribuiscano a creare un ambiente familiare ricco di affetto e sollecitudine. La definizione di limiti chiari e precisi assicurerà un comportamento adeguato e i bambini si sentiranno più sicuri. La coerenza e il sostegno sono particolarmente importanti per aiutare il bambino ad affrontare la paura dell'ignoto. Poiché la vivacità dell'immaginazione può indurre i bambini a distorcere la realtà e a nutrire timori infondati, la definizione di regole coerenti può aiutarli a dare forma compiuta alle proprie idee riformulandole. Non è sempre facile essere coerenti; i bambini vogliono continuamente verificare i limiti, tentando di aggirare le regole. È bene perseverare, anche se si nutrono dei dubbi! Senso dell'umorismo e della prospettiva sono indispensabili. Dopo momenti difficili vengono sempre tempi migliori, ma è vero anche il contrario. Ma i bambini capiscono la parola "no"? I bambini riflettono i valori e il tipo di sostegno da cui sono circondati. Un ambiente
sicuro va garantito anche se ci saranno momenti di tensione di maggiore o minore intensità. I bambini anche piccolissimi riflettono la tensione familiare e manifestano il loro disagio e la loro insicurezza comportandosi in maniera diversa e diventando spesso più esigenti. Anche i bambini sotto l'anno di età capiscono la parola "no", soprattutto se pronunciata con tono risoluto. Reagiscono alla comunicazione anche se non comprendono il vocabolo; se il bambino non reagisce immediatamente, isolandolo aumenterà l'enfasi. I bambini più grandi capiscono esattamente il significato della parola, ma tendono a mettere alla prova i limiti stabiliti e spesso dicono automaticamente "no" indipendentemente dal tipo di richiesta. In questo stadio i bambini dicono "no" anche alle offerte più allettanti di gelati o caramelle, solo per una "questione di principio". Il castigo è educativo? Mettendoli in castigo si dà la possibilità ai bambini di starsene un po' da soli dopo aver tenuto un comportamento inaccettabile, per esempio disubbidendo, infuriandosi, dando morsi, urlando o infrangendo in qualche altro modo le regole. I genitori devono reagire nello stesso modo a comportamenti simili e stabilire per quali di essi è necessario mettere i bambini in castigo, spiegando loro con calma perché se lo sono meritato. Il luogo del castigo va stabilito in precedenza e deve essere tranquillo. Può essere d'aiuto stabilire la durata del castigo e se il bambino si muove prima, si ricomincia. Terminato il castigo meglio dimenticare l'episodio e ricominciare con un atteggiamento positivo. Le speranze devono essere adeguate all'età e le concessioni vanno fatte su mutamenti e variazioni che sono espressioni di un comportamento realmente normale. Se i problemi di comportamento aumentano oppure i genitori o i bambini sono delusi nelle loro aspettative, può essere necessario chiedere consiglio o aiuto.
Dopo i 18 mesi i bambini hanno spesso bisogno di tempo per calmarsi e riflettere sulle proprie azioni. In questo caso è molto meglio metterli in castigo perché cambino atteggiamento, piuttosto che sculacciare o minacciare, poiché questo tipo di intervento è di corto respiro e in certa misura conferma il potere del bambino. I genitori devono comportarsi come insegnanti e non come poliziotti. Quando premiare il bambino? Assolutamente diseducativo è l'uso abituale del premio in senso riscattatorio, ossia il promettere qualcosa se il bambino si comporta in un certo modo. Il premio, qualora venga usato sistematicamente, tradisce lo scopo dell'educatore, quindi del genitore, perché rischia di far acquisire la "regola" non per il suo valore intrinseco, ma per il beneficio che ne deriva: come mezzo educativo è piuttosto riduttivo. Il vero premio per il bambino, assai più prezioso di un gelato o di un giocattolo, quindi, è l'approvazione espressa in termini affettuosi e incoraggianti: il bambino, infatti, ha bisogno di dimostrare ai genitori quanto sia bravo e al contrario soffre del loro biasimo.
Fonte: il pensiero scientifico editore





