Dottoressa Patrizia Savastano. Psicoterapeuta Familiare del Centro di Consulenza per le Famiglie di Castellammare di Stabia.Nella mia esperienza clinica come psicoterapeuta familiare e dell’età evolutiva posso affermare con convinzione che ogni qualvolta ho detto sì dal profondo del cuore mi sentivo sufficientemente libera di dire anche un no. Credo che questo valga per qualsiasi essere umano e non solo con i figli ma in qualsiasi rapporto stabile e per noi importante.Se non abbiamo la possibilita’ di dire no- o così almeno ci sembra- ci restano solo tre alternative, ugualmente insoddisfacenti : un sì poco convinto, la bugia o la rassegnazione.
Nel rapporto con i figli questo emerge in modo particolarmente chiaro. I figli si rifiutano spesso di fare quello che noi genitori desideriamo o pretendiamo da loro, non importa che sia lavarsi i denti, vestirsi, riordinare la stanza o fare i compiti.
Se si reagisce al loro no con la critica, con tentativi di convincimento, pressioni, minacce o promesse, ci si impegola in molti casi in situazioni senza via d’uscita, che comportano perdita di dignità per entrambe le parti. Cosa potrbbe funzionare meglio? Se mi limito a ribadire il mio desiderio e mi allontano subito dopo (anche solo per qualche minuto) offro a mio figlio la possibilità di rivalutare il suo rifiuto a collaborare.In tal modo il figlio ha l’opportunità di dire sì mantenendo l’integrità personale, anziché semplicemente obbedire o piegarsi all’imposizione.
Attenzione tuttavia a utilizzare questo metodo come stratagemma per imporre la propria volontà. L’intenzione di base, vincente, è quella di rispettare l’integrità del bambino e la fiducia nella sua volontà di collaborare.
Per quanto la famiglia possa essere una comunità affettuosa e premurosa, dall’altro lato è anche un complesso sistema di potere all’interno del quale il singolo deve difendere la propria integrità. E la parola chiave dell’integrità è il No. Che sia espresso nel corso di un confronto aperto e sincero o sotto forma di polemica continua dipende dalla cultura conflittuale della singola famiglia e dalla capacità di leadership degli adulti. Una comunità nella quale l’individualità dei singoli membri è rispettata è una comunità forte. Laddove questo rispetto viene a mancare si spalancano le porte di oppressione ed egoismo.





