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Psoriasi ed adolescenza

Psoriasi  ed adolescenza - Qui Bimbo
Francesca Gaudiello
Dermatologa
La psoriasi è una malattia infiammatoria della cute, caratterizzata da proliferazione epidermica.
Dal greco psora, che significa squama, le lesioni generalmente si presentano eritematose ricoperte da squame argentee.
La psoriasi ha un’incidenza pari al 1,2% tra gli  adolescenti e nei bambini. L’età di comparsa della malattia è variabile, ma ci sono fasce di età a maggior incidenza; in circa 1/3 casi la psoriasi si manifesta entro i 20 anni. La malattia compare più precocemente nelle ragazze che nei ragazzi.
È una malattia cronica della pelle che può avere conseguenze importanti sulla percezione dell’immagine corporea, sulle relazioni sociali e sulla qualità di vita delle persone che ne sono affette. La cute è l’organo di senso più importante per l’individuo: esso è strettamente collegato all’accrescimento ed allo sviluppo dell’organismo, non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche da quello comportamentale e rappresenta il luogo ove si compiono capitali dinamiche di strutturazione psicologica.
Quando la psioriasi compare in adolescenza, momento in cui il ragazzo sta costruendo la propria identità, con il desiderio di avere un’immagine positiva di se stesso e di rapporti sociali affettivi con i coetanei,
può creare isolamento e depressione. Ai problemi sociali ed affettivi possono aggiungersi problemi occupazionali. Gli inevitabili sentimenti depressivi devono essere fronteggiati innanzitutto dal dermatologo, attraverso diagnosi e previsioni non catastrofiche, ma che al contrario mettano in luce i progressi della ricerca in questo campo e l’importanza che alle terapie si accompagnino sentimenti il più possibile positivi.
La psoriasi viene considerata generalmente una malattia geneticamente determinata. Non esiste comunque il “gene della psoriasi” ma come accade per le malattie croniche il meccanismo di trasmissione ereditaria è complesso e coinvolge molto probabilmente in modo simultaneo svariati geni.  Si è visto che se un genitore è affetto da psoriasi, si ha circa il 16% di probabilità che un figlio ne possa essere affetto. Se entrambi i genitori presentano la psoriasi, le probabilità salgono a circa il 40%. Studi su gemelli indicano che se uno dei gemelli soffre di psoriasi, l’altro gemello ha un rischio di svilupparla pari al 20% se dizigoti, pari al 73% se monozigoti.
Altri fattori predispongono alla psoriasi: fattori endogeni e una varietà di fattori esogeni come traumi, infezioni, farmaci, alcool, fumo di sigaretta…. Pertanto si può considerare la psoriasi una malattia multifattoriale, vale a dire causata da molteplici eventi, che possono essere di natura ereditaria e ambientale.
Stress emozionali ed infezioni streptococciche del tratto superiore delle vie respiratorie sono i fattori scatenanti di psoriasi più frequenti tra gli adolescenti.
Si è visto che la psoriasi può essere accompagnata da altre situazioni morbose, soprattutto in età adulta, come l’ipertensione, il diabete, le malattie cardiovascolari, le dislipidemie, la depressione, che permettono di definire la psoriasi una malattia sistemica.
Esistono differenti tipi di psoriasi. Possono essere distinti in base alla morfologia o alla localizzazione delle lesioni.

Varianti basate sulla morfologia                             
Varianti basate sulla localizzazione
Psoriasi cronica a placche    
Psoriasi del cuoio capelluto
Psoriasi guttata    
Psoriasi palmo-plantare
Psoriasi pustolosa    
Psoriasi inversa
Psoriasi eritrodermica    
Psoriasi delle unghie
Artrite psoriasica
La forma in placche è la più comune presentazione clinica della psoriasi nell’adolescente, seguita dalla forma guttata. La lesione tipica è una placca ben demarcata, eritematosa e coperta con scaglie desquamanti argentee, di aspetto simile alla mica. Le singole placche possono avere diametro diverso e possono confluire tra loro fino a coprire intere aree
corporee. Le sedi maggiormente interessate

sono ginocchia, gomiti, cuoio capelluto, regione sacrale.
La psoriasi è una malattia di durata variabile. L’andamento è difficile da prevedere; può addirittura scomparire senza l’utilizzo di alcun medicamento oppure peggiorare senza un motivo apparente. Generalmente la forma guttata ha la prognosi migliore. Le terapie possono essere locali o sistemiche.
Negli adolescenti le forme lievi possono essere spesso curate con la sola terapia topica (cortisonici, cheratolitici, riducenti, derivati della vitamina D, retinoidi); nelle forme medio-gravi si può ricorrere, nel rispetto delle condizioni generali del paziente, ai trattamenti sistemici tradizionali (i più comuni: acitretina, ciclosporina, metotrexate) o alla terapia biologica. Tuttavia non esiste un approccio terapeutico standard. La scelta tra terapie topiche e sistemiche dipende dall’estensione, dalla gravità e dalle condizioni generali del paziente. Benefici e rischi delle terapie sistemiche devono essere attentamente valutati per ciascun paziente, e il trattamento deve essere personalizzato.
Da secoli si sa che la luce può migliorare la psoriasi. Due tipi di radiazione ultravioletta vengono usati nella pratica clinica: gli ultravioletti di tipo B (UVB, 290-320 nm) e gli ultravioletti di tipo A (UVA, 320-400 nm), associati a uno psoralene assunto per via orale (PUVA). La fototerapia classica con UVB è utilizzata da molto tempo, sebbene per lo più essa è stata sostituita dalla fototerapia con UVB a banda stretta (311 nm), la quale consente di diminuire il rischio di eritema e di ridurre la quantità di energia somministrata. I corticosteroidi sistemici non dovrebbero mai essere usati nella cura della psoriasi. Sebbene la terapia corticosteroidea sistemica migliora rapidamente la psoriasi, la malattia tende poi a ripresentarsi generalmente in forma più grave; questa recidiva con peggioramento, inoltre, può portare a forme di psoriasi eritrodermica (cioè estesa all’intera superficie corporea) o ad una grave psoriasi pustolosa.
Tutti i principali trattamenti sistemici a nostra disposizione, hanno dimostrato di possedere un’alta efficacia nel controllo della psoriasi, ma implicano numerosi effetti collaterali, che ne limitano le indicazioni e impongono una stretta sorveglianza delle condizioni del paziente.Le più comuni terapie sistemiche tradizionali per la psoriasi sono il methotrexate, la ciclosporina, l’acitretina, la PUVA terapia. Esiste poi la terapia biologica, si tratta di farmaci derivati dalle tecniche di biologia molecolare, assai diversi tra di loro, con meccanismi d’azione differenti. Questi farmaci sono per lo più anticorpi diretti a bloccare una o più attività delle cellule: una volta iniettati nel nostro organismo, questi anticorpi sanno riconoscere da soli il luogo dove legarsi con precisione e specificità. È possibile distinguere i farmaci biologici per la cura della psoriasi in due categorie principali in relazione al meccanismo di azione: farmaci anti-TNFα (infliximab, etanercept, adalimumab) e anti-IL12/23 p40 (ustekinumab).
Per secoli, la medicina si è avvicinata al
paziente utilizzando il principio di causalità e cercando di spiegare le malattie fondandosi su dati obiettivi e correlabili fra loro in modo diretto, in modo schematico e classificatorio.
La tendenza attuale, non solo del medico che si occupa di psicosomatica, ma di ogni medico in generale, è quella di perseguire una visione unitaria del soggetto e della sua malattia, ricostruendo quel filo narrativo che dà significato alla sua vita e nella quale la patologia è venuta traumaticamente a inserirsi.
Questo nuovo approccio pone numerosi interrogativi, tra i quali questo: come fare accettare una consultazione psicologica ad una persona che non l’ha richiesta?
Una valutazione superficiale di questi problemi può essere gravida di conseguenze: il paziente può opporre un deciso rifiuto a procedere per questa strada, fino ad interrompere definitivamente la relazione con il medico.
La semplice osservazione dei soggetti affetti da questa patologia, dà l’idea di come essi si siano costruiti addosso una sorta di corazza, con la quale sembrano proteggersi dal mondo esterno. Anche se non è possibile parlare di una vera e propria “personalità psoriasica”, le caratteristiche più frequentemente riscontrate negli adolescenti sono: inibizione emotiva, controllo dell’aggressività, forte ansietà, alessitimia. I pazienti affrontano le esperienze della vita con difese psicologiche sostanzialmente di tipo nevrotico: “evitano”, “negano”, “reprimono”, “isolano” i sentimenti.
L’ipotesi più accreditata è quella che, nella psoriasi, solo il concomitante intervento di un fattore organico e di alcune caratteristiche di personalità conduca alla malattia.  Quindi, il paziente psoriasico può essere compiutamente indagato solo in un ambito sistemico unitario, in cui la patologia risulta e si mantiene per la concomitanza di fattori psichici e somatici, che continuamente interagiscono e si influenzano a vicenda.
L’approccio olistico intende aiutare il paziente psoriasico fornendo non solo indicazioni terapeutiche prettamente mediche, ma anche un valido supporto psicologico che permetta di “sgretolare” la corazza che avviluppa il soggetto.

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Qui Bimbo - Numero 7 - Giugno 2011

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