Tutti i bambini conoscono quei simpatici orsacchiotti dagli occhi cerchiati, che vivono in Cina, si nutrono di germogli di bambù e sono chiamati Panda. Essi divennero famosi anni fa, quando furono presi a simbolo delle scellerate politiche ambientali che talora conducono all’estinzione di intere specie animali, e da allora sono divenuti protagonisti di cartoni animati, films per ragazzi, campeggiano su quaderni, zainetti, insomma, “fanno simpatia”. Un pò come i pediatri, che secondo tutte le indagini ed i sondaggi demoscopici risultano essere la figura medica più apprezzata dagli Italiani, soprattutto per la peculiarietà tutta
nostrana d’avere uno specialista della materia ad assistere il bambino dell’ età evolutiva dalla nascita fino ai 14-16 anni.
L’anno scorso a Roma il Congresso della Fimp (il Sindacato dei medici pediatri di famiglia) ebbe come tema centrale “ le culle vuote “d’Italia . Se ne analizzarono i motivi, si valutarono i rischi che tale modifica profonda del corpo sociale comporta e si proposero dei rimedi alla parte pubblica. Si prese in esame il sistema di incentivi sociali che un grande Paese occidentale, a noi vicino, la Francia, ha da tempo adottato e pare stia dando i suoi frutti nell’arginare il fenomeno della denatalità della popolazione.
L’altra faccia della medaglia è rappresentato dall’emergenza pediatrica.
Ad essere a rischio è la rete pediatrica italiana. Infatti da uno studio realizzato dalla SIP (Società Italiana di Pediatria) fra dieci anni ,se non cambiano le cose, non si riuscirà più a garantire l’assistenza sanitaria nel nostro Paese, così come viene effettuata oggi. Infatti si stima che nel 2025 il deficit di pediatri rispetto al reale fabbisogno nazionale sarà di oltre 3000 professionisti, e ciò avviene proprio mentre il resto del mondo guarda a noi come modello di Servizio Sanitario Nazionale e di rete pediatrica e, lo stesso Barack Obama ispira il piano sanitario americano al nostro. Mantenendo infatti l’attuale numero di giovani medici specializzati ogni anno in pediatria, i 15.027 professionisti attivi oggi, per la sopravvenuta quiescenza pensionistica di molti di essi, diverranno 11.768 nel 2020, e addirittura 8.226 nel 2025. È necessario pertanto pensare un modello di cure realistico che guardi al futuro, in cui vi è sempre meno l’acuto e vi è maggiore necessità d’integrarsi in rete per fornire migliore cura al bambino cronico ed alle malattie rare, con riduzione degli sprechi e delle duplicazioni d’intervento.
È altresì necessario un intervento politico che aumenti i posti nelle scuole di specializzazione di pediatria ed al contempo una formazione ad hoc per quanti vorranno dedicarsi a questa nobile professione, per evitare che i pediatri facciano …la fine dei panda!





