d.ssa Giuliana Apreda, psicologa e psicoterapeuta
Numerose ricerche sull'intelligenza infantile sottolineano che il neonato già possiede un certo numero di conoscenze che gli consentono di interagire in modo precoce con il mondo esterno. Un neonato, per esempio, nasce con un interesse spiccato per il viso e gli occhi che sono i principali strumenti di contatto e di scambio per instaurare una relazione con i propri simili. Questi risultati rafforzano l'ipotesi che i neonati alla nascita non siano una “tabula rasa” e che non dipendano interamente dagli altri essere umani per l'apprendimento, anzi passano molto tempo a raccogliere informazioni e dati dall'ambiente circostanze. Dei vari aspetti della realtà di sicuro il volto è quello che il neonato preferisce in assoluto e per catturare la sua attenzione basta fagli vedere un semplice cerchio con due puntini al centro. Poi con il passare del tempo il neonato impara a visualizzare le facce vere delle persone ed ha bisogno di maggiori dettagli reali per riconoscere il volto in un disegno. Dopo solo 6 settimane d'età per interessarlo dovremo riprodurre gli occhi in modo più accurato e con le sopracciglia, e si può aggiungere una bozza di naso intorno alle 12 settimane e una bocca a partire dalle 20. Verso i 6 mesi la forma del volto dovrà essere estremamente precisa ed aggiungere anche i capelli! Ciò significa che il bimbo, oltre a possedere alcuni doti innate, ha un cervello già pronto a essere plasmato dagli stimoli esterni grazie ai quali potrà svilupparsi e specializzarsi. Nel bambino piccoli (ma anche nell'adulto) si fa fatica a riconoscere un volto rovesciato ( fenomeno dell'inversione). Il motivo è che già nel neonato è attiva una area del cervello dedicata al riconoscimento dei lineamenti umani, ed è comprensibile che una funzione così complessa e specializzata si focalizzi sulla posizione naturale, ossia a testa in su. Altre aree del cervello invece permettono al neonato appena di 2 o 3 giorni di distinguere e di preferire i movimenti caratteristici del corpo umano da quelli di animali o di pupazzi meccanici, come se la natura gli avesse già insegnato a capire quale modello dovrà seguire per crescere! Fin dalle prime ore dalla nascita, infatti, il bebè si sforza di imitare le smorfie dell'adulto soprattutto nel mostrare la lingua! Forse alla base della pulsione dell'imitazione ci potrebbero essere dei “neuroni specchio” che si stanno allenando...Si tratta di strutture cerebrali specializzate per far sintonizzare il neonato con i propri simili. La differenza tra un bambino e un adulto è che quest'ultimo ha imparato a tenere sotto controllo l'impulso di ripetere i gesti altrui. Il neonato è anche molto attratto dal suo corpo che rappresenta un interessante territorio da esplorare. Un'altra attitudine del lattante è l'apprendimento linguistico. Ascolta la voce della mamma per mesi nel pancione e la riconosce tra quelle di altre donne già dopo pochi minuti dalla nascita. La capacità di selezionare voci ma anche parlate diverse è possibile perché alla nascita e fino a 9 mesi circa il bambino distingue non solo sillabe differenti ma le più lievi variazioni di pronuncia dei suoni . Il cervello infantile resta comunque più aperto rispetto all'adulto all'apprendimento delle altre lingue, almeno fino all'età di circa 8 anni, In particolare tra i 3 e i 7 anni il bambino ha molto sviluppata la memoria “implicita”, cioè l'area in cui immagazziniamo le informazioni che ci consentono di compiere atti automatici come andare in bicicletta o appunto utilizzare la lingua materna. Si tratta di operazioni inconsapevoli che riescono con estrema facilità e rapidità proprio perché non ci dobbiamo concentrare sulle singole azioni. Il bambino, quindi, sfrutterà la memoria implicita anche per imparare una seconda lingua, a differenza dell'adulto che dovrà ricorrere in misura maggiore ad una memoria esplicita, vigile e cosciente. Un adulto starà sempre attento a quello che sta per dire in una lingua che non diventerà mai la sua. Per avere effetto gli stimoli esterni devono sempre fondare su una componente emotiva ed affettiva. Un bambino imparerà a parlare solo all'interno di una relazione! Tutte le ricerche in ambito del comportamento infantile conducono ad una conclusione fondamentale: l'amore è il vero carburante dello sviluppo, deve trattarsi sempre di un sentimento rispettoso fondato sulla consapevolezza che il compito del genitore è quello di aiutare un altro essere umano a costruire liberamente se stesso in base alle proprie potenzialità indipendentemente dai desideri dell'adulto e dalle sua aspettative su di lui.
Per approfondire l'argomento si consigliano i seguenti testi:
F. Fabbro Nueropedagogia delle lingue” Astrolabio
L Murray, L Andrews Il linguaggio prima delle parole Mattioli
Numerose ricerche sull'intelligenza infantile sottolineano che il neonato già possiede un certo numero di conoscenze che gli consentono di interagire in modo precoce con il mondo esterno. Un neonato, per esempio, nasce con un interesse spiccato per il viso e gli occhi che sono i principali strumenti di contatto e di scambio per instaurare una relazione con i propri simili. Questi risultati rafforzano l'ipotesi che i neonati alla nascita non siano una “tabula rasa” e che non dipendano interamente dagli altri essere umani per l'apprendimento, anzi passano molto tempo a raccogliere informazioni e dati dall'ambiente circostanze. Dei vari aspetti della realtà di sicuro il volto è quello che il neonato preferisce in assoluto e per catturare la sua attenzione basta fagli vedere un semplice cerchio con due puntini al centro. Poi con il passare del tempo il neonato impara a visualizzare le facce vere delle persone ed ha bisogno di maggiori dettagli reali per riconoscere il volto in un disegno. Dopo solo 6 settimane d'età per interessarlo dovremo riprodurre gli occhi in modo più accurato e con le sopracciglia, e si può aggiungere una bozza di naso intorno alle 12 settimane e una bocca a partire dalle 20. Verso i 6 mesi la forma del volto dovrà essere estremamente precisa ed aggiungere anche i capelli! Ciò significa che il bimbo, oltre a possedere alcuni doti innate, ha un cervello già pronto a essere plasmato dagli stimoli esterni grazie ai quali potrà svilupparsi e specializzarsi. Nel bambino piccoli (ma anche nell'adulto) si fa fatica a riconoscere un volto rovesciato ( fenomeno dell'inversione). Il motivo è che già nel neonato è attiva una area del cervello dedicata al riconoscimento dei lineamenti umani, ed è comprensibile che una funzione così complessa e specializzata si focalizzi sulla posizione naturale, ossia a testa in su. Altre aree del cervello invece permettono al neonato appena di 2 o 3 giorni di distinguere e di preferire i movimenti caratteristici del corpo umano da quelli di animali o di pupazzi meccanici, come se la natura gli avesse già insegnato a capire quale modello dovrà seguire per crescere! Fin dalle prime ore dalla nascita, infatti, il bebè si sforza di imitare le smorfie dell'adulto soprattutto nel mostrare la lingua! Forse alla base della pulsione dell'imitazione ci potrebbero essere dei “neuroni specchio” che si stanno allenando...Si tratta di strutture cerebrali specializzate per far sintonizzare il neonato con i propri simili. La differenza tra un bambino e un adulto è che quest'ultimo ha imparato a tenere sotto controllo l'impulso di ripetere i gesti altrui. Il neonato è anche molto attratto dal suo corpo che rappresenta un interessante territorio da esplorare. Un'altra attitudine del lattante è l'apprendimento linguistico. Ascolta la voce della mamma per mesi nel pancione e la riconosce tra quelle di altre donne già dopo pochi minuti dalla nascita. La capacità di selezionare voci ma anche parlate diverse è possibile perché alla nascita e fino a 9 mesi circa il bambino distingue non solo sillabe differenti ma le più lievi variazioni di pronuncia dei suoni . Il cervello infantile resta comunque più aperto rispetto all'adulto all'apprendimento delle altre lingue, almeno fino all'età di circa 8 anni, In particolare tra i 3 e i 7 anni il bambino ha molto sviluppata la memoria “implicita”, cioè l'area in cui immagazziniamo le informazioni che ci consentono di compiere atti automatici come andare in bicicletta o appunto utilizzare la lingua materna. Si tratta di operazioni inconsapevoli che riescono con estrema facilità e rapidità proprio perché non ci dobbiamo concentrare sulle singole azioni. Il bambino, quindi, sfrutterà la memoria implicita anche per imparare una seconda lingua, a differenza dell'adulto che dovrà ricorrere in misura maggiore ad una memoria esplicita, vigile e cosciente. Un adulto starà sempre attento a quello che sta per dire in una lingua che non diventerà mai la sua. Per avere effetto gli stimoli esterni devono sempre fondare su una componente emotiva ed affettiva. Un bambino imparerà a parlare solo all'interno di una relazione! Tutte le ricerche in ambito del comportamento infantile conducono ad una conclusione fondamentale: l'amore è il vero carburante dello sviluppo, deve trattarsi sempre di un sentimento rispettoso fondato sulla consapevolezza che il compito del genitore è quello di aiutare un altro essere umano a costruire liberamente se stesso in base alle proprie potenzialità indipendentemente dai desideri dell'adulto e dalle sua aspettative su di lui.
Per approfondire l'argomento si consigliano i seguenti testi:
F. Fabbro Nueropedagogia delle lingue” Astrolabio
L Murray, L Andrews Il linguaggio prima delle parole Mattioli






