Il bambino, padre dell’avvenire, va aiutato a crescere in un mondo, un Paese, una famiglia, una comunità, attenti ai suoi bisogni vitali, alla sua fame d’amore, alla sua sete di giustizia, alla sua necessità di identificarsi con modelli di riferimenti validi e di interagire con l’ambiente fisico, umano e sociale in cui vive.
Nel mondo ancora milioni di bambini sono vittime dell’ignoranza, del disinteresse, delle violenze degli adulti; milioni continuano a morire per fame, sete, malattie, guerre. E, nel secolo degli sprechi, troppi bambini, nei nostri “civili” Paesi, mancano del necessario, che non è solo soddisfacimento dei bisogni primari, ma anche del bisogno d’amore, di dialogo, di partecipazione. È innegabile che dietro un bambino che soffre vi è una famiglia in crisi; dietro un bambino solo o violento una famiglia violenta e assente.
Nel preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si legge “… la famiglia, quale nucleo fondamentale della società ed ambiente naturale per la crescita, il benessere, la protezione… in particolare dei bambini… deve essere sostenuta da tutte le istituzioni nel suo sforzo educativo”.
E molti, troppi bambini, in Italia, sono soli, non ascoltati, non amati, non partecipi. Ma il bambino vive se con esso s’instaura un rapporto d’amore: che vuol dire dialogo, gesti, fatti… a casa, a scuola, nell’ambito sociale che frequenta in quanto siamo tutti educatori del bambino di tutti. In particolare la famiglia deve assumere consapevolezza del fatto che il bambino è persona relazionale, non un’appendice o un oggetto su cui scaricare le proprie frustrazioni ed ha diritto ad un’infanzia gioiosa, un’adolescenza armonica, una gioventù ricca di ideali e progetti. Ha bisogno di amore per imparare ad amare, di rispetto per poter rispettare, deve respirare pace e giustizia per diventare uomo di pace e giustizia. Quindi la famiglia va sostenuta nel suo impegno di crescita come le coppie vanno preparate alla genitorialità responsabile. Vanno potenziati i servizi socio-educativi per prevenire disagi e disadattamenti, migliorate le scuole e moltiplicati i centri di aggregazione e socializzazione. È il miglior modo per ridisegnare una mappa di vivibilità territoriale creando sinergie tra volontà politiche, istituzioni e famiglie, superando la solitudine con il dialogo, l’indifferenza con l’altruismo, l’antistorico razzismo con il confronto culturale.
È la strada per costruire, insieme, famiglie e comunità, la Città amica delle bambine e dei bambini affinché domani, le piccole vittime di oggi, non diventino carnefici.
I Comitati Nazionali Europei per l’Unicef si stanno mobilitando per costruire l’Europa Amica dei Bambini. E la Campania? E Napoli?





