Oltre al tempo e al denaro, ora le mamme che lavorano devono preoccuparsi della salute dei propri figli. Prendendo in esame un gruppo di 12.500 bambini di 5 anni, sia di mamme casalinghe che di donne in carriera, la ricerca ha rivelato che i figli di donne impegnate in un'attività lavorativa hanno uno stile di vita e un'alimentazione di qualità complessivamente inferiore rispetto ai loro coetanei che possono avvalersi delle cure di una mamma casalinga. A sostenerlo è uno studio dell'Institute of Child Health di Londra, pubblicato sul "Journal of Epidemiology and Child Health". In particolare, lo studio sottolinea la tendenza dei primi ad evitare con maggior frequenza la frutta e la verdura, ad eccedere nel consumo di bibite gassate e di merendine, ad un utilizzo esagerato del computer e della televisione, e in genere a passare meno tempo all'aria aperta e in movimento. Ciò è dovuto anche all'organizzazione della vita famigliare, che spinge le mamme a guadagnare tempo accompagnando i figli a scuola con la macchina. Inoltre, con lo stesso gruppo di bambini, analizzato a tre anni, era stato dimostrato in un precedente studio che i bambini le cui mamme lavorano hanno un rischio più alto di essere obesi o in sovrappeso.
La responsabile della ricerca, la dott.ssa Catherine Law, comunque non punta il dito contro la decisione delle mamme di riprendere il lavoro dopo la gravidanza: "Il poco tempo a disposizione può limitare la capacità dei genitori di procurare ai figli alimenti sani e opportunità di esercizio fisico. Tuttavia i nostri risultati non implicano che le madri non dovrebbero lavorare; piuttosto, sottolineano il bisogno di politiche e programmi per sostenere i genitori".
Se pertanto, nel caso italiano, la presenza della dieta mediterranea potrebbe rappresentare un aiuto concreto per le mamme in affanno e con mancanza di tempo a disposizione, c'è d'altro canto da considerare una carenza di politiche sociali legate all'infanzia ormai cronica nel nostro paese, in particolare una difficoltà d'accesso agli asili nido che impone ai genitori soluzioni alternative.
30/09/2009
Fonte: italiasalute.leonardo.it





