MARGHERITA DINI CIACCI GALLI
Presidente UNICEF Campania
Sono sotto gli occhi di tutti le cifre drammatiche delle povertà e dei nuovi bisogni della comunità nazionale e mondiale.
Forse occorre analizzare le cifre del malessere:
oggi SOLO 26mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno nel Terzo Mondo per mancanza di cibo e nel mondo abbiamo SOLO 854 milioni di affamati (dati della Banca Mondiale) anche se in forte crescita.
Per gli assetati il dato è di un miliardo senza acqua potabile e servizi igienici. Per i BAMBINI la situazione si attesta su cifre vergognose (naturalmente per noi): 178 milioni di bambini malnutriti, 158 milioni di piccoli schiavi del lavoro, 125 milioni senza acqua potabile.
Il problema della fame nel Terzo Mondo potrebbe risolversi riducendo le spese che il mondo affronta per gli armamenti; nel nostro Paese, se le azioni di politici ed amministratori fossero improntate a giustizia sociale, riduzione degli alti stipendi e degli sprechi, che fanno i troppi rifiuti, equidistribuzione dei beni non secondo ceti professionali ma secondo esigenze delle famiglie e dei bambini.
Qualche esempio? L’alto consumo di carne nei ns. Paesi “del benessere” vuol dire, per gli allevamenti, alto consumo dei cereali.
Ridurre il consumo di carne vuol dire ridurre il consumo dei cereali e quindi dare cibo ai Paesi poveri e ridurre le malattie del “benessere”.
In Europa le “malattie da cibo” sono in pauroso aumento e più di un milione di bambini ha problemi di obesità. E la Campania registra il più alto numero di bambini obesi in Italia. E si vuole privatizzare l’acqua, un bene essenziale per tutti.
Seneca diceva che, per rendere felici gli uomini, occorreva, più che aumentarne le ricchezze, distribuirne i desideri.
Ma oggi sempre più ed in troppi aumenta il desiderio di possesso ( di Verghiana memoria), la fame sempre maggiore di beni da non condividere con chi non ha nulla.
Invertire la tendenza all’autodistruzione si può se le politiche saranno così intelligenti e lungimiranti da ripartire dai BAMBINI UNICO FUTURO DELL’UMANITA’.
Far parte di una comunità educante e solidale vuol dire condividerne diritti e doveri ponendosi al servizio dei bisognosi, dei deboli, dei piccoli essendo corresponsabili di quanto avviene nel nostro ambiente: la logica dell’uomo nemico dell’uomo, gli esasperati sterili localismi, le responsabilità proiettate e non condivise, alimentano solo la logica degli analfabeti storici, dei guerrafondai, dei razzisti nell’epoca del meticciato, dei bottegai della solidarietà. Vanno riscritte insieme le regole della convivenza civile ed umana testimoniando, con le buone pratiche, l’amore per la propria terra ed i propri simili.
Nuove città vanno fondate sui diritti delle bambine e dei bambini, diritti sanciti dalla Convenzione Internazionale del 1989, recepita dallo Stato Italiano con Legge 176 del 1991, ma ancora largamente disattesi. Purtroppo la nostra città, con le sue 10 Città, è ancora malata di egoismo ed il disinteresse segna il tempo degli uomini sì che, più temibile delle tragedie che minacciano il pianeta, è il deserto che rischia di invadere l’uomo, rendendolo nemico del fratello. Aggravante l’illegalità diffusa nelle periferie del malessere, con sacche di povertà e sottosviluppo, degrado morale ed ambientale, ignoranza, miseria individuale e comunitaria. In quest’ambiente i bambini, le vittime di oggi, si apprestano a diventare i carnefici di domani. Essi rappresentano i migliori indicatori di città vivibile e se oggi continuano ad esprimere le violenze che subiscono sono indicatori di una città malata. Se vogliamo un futuro migliore per Napoli, per l’Italia, per il mondo, dovremo prenderci cura dell’unico capitale vivo che abbiamo: i BAMBINI, TUTTI I BAMBINI: quelli dei Paesi della fame, della sete, delle malattie, delle guerre e quelli dei nostri “civili” Paesi del cemento, dello smog, della miseria, delle violenze,dell’indifferenza, figli per sangue, radici, umanità, amandoli per il colore dell’anima e non della pelle.
Perciò, in una Napoli ed una Campania ricca di intelligenze e potenzialità, ma anche di degrado e malessere, occorrerà superare l’ottuso criminale isolamento creando sinergie tra volontà politiche, istituzionali, del privato sociale, dei mass media e dei cittadini, perché tutti partecipino al cambiamento in una comunità al servizio del futuro. Occorrerà che gli interlocutori fisiologici del bambino si facciano carico della sua crescita tenendo presente che i problemi dell’evasione, del disadattamento, della microcriminalità, potranno trovare soluzione se, accanto ai mandanti esterni, scopriremo gli agenti scatenanti dell’atteggiamento deviante nella solitudine, nell’assenza di amore e di dialogo, nella carenza o assenza di spazi, strutture, servizi sì che, per molti bambini, nelle grandi città come nei paesi, nelle strade residenziali come nei vicoli, la casa è luogo di indifferenza, violenza, pericolosa promiscuità.
Il bambino, costruttore del futuro, va aiutato a crescere in un mondo, un Paese, una comunità, una famiglia attenti ai suoi bisogni vitali, alla sua fame d’amore, alla sua sete di giustizia, alla sua necessità di identificarsi con modelli di riferimento validi e di interagire armonicamente con l’ambiente fisico e sociale in cui vive. Occorre allearci tutti per una difesa attiva dei bambini: che vuol dire partecipazione di tutti al bene comune, il bambino, con famiglie attente, scuole a tempo prolungato, centri di ascolto, centri ricreativi, strutture e servizi territoriali per famiglie e bambini.
Occorre rompere i confini dell’indifferenza sostituendo il NOI all’IO.
Utopia ? Ma un’utopia vissuta insieme può diventare propellente per l’avvenire.






