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Fecondazione assistita: le nuove tecniche

Fecondazione assistita: le nuove tecniche - Qui Bimbo
SOSA F. MIGUEL E.
Medico Spec. in Ginecologia ed Ostetricia - Direttore del Centro New Life per la fecondazione assistita
L’obiettivo di un centro di fecondazione assistita è di ottenere la gravidanza per ogni coppia trattata, riducendo la percentuale di gravidanze multiple e quindi i rischi correlati a tale evenienza, tanto per la madre quanto per il nascituro.
Il Nostro Centro si sta adoperando in tal senso, aprendosi all’utilizzo di nuove tecniche che, da un lato puntano ad intervenire sulla componente paterna utilizzando una procedura che prende il nome di IMSI e dall’altra sul prolungamento della coltura degli embrioni fino allo stadio di blastocisti. Nel primo caso viene utilizzato un microscopio che ingrandisce lo spermatozoo da 6400 fino a 12500 volte per operare la selezione dello spermatozoo “morfologicamente migliore” che sarà utilizzato per la microiniezione dell’ovocita.
Da questa procedura deriva il nome di IMSI ovvero Iniezione Intracitoplasmica di Spermatozoi Morfologicamente selezionati.
Nel secondo caso l’embrione viene tenuto in coltura fino a cinque giorni dopo la fecondazione per essere trasferito a stadio di blastocisti.
La blastocisti è un embrione in avanzato stadio di sviluppo che deve percorrere un lungo cammino e superare molte prove per raggiungere questo che è l’ultimo stadio di sviluppo prima dell’impianto in cavità uterina.
La blastocisti presenta una struttura più complessa di un embrione ad otto cellule ed anche il suo aspetto risulta completamente modificato.
Con il trascorrere delle ore l’embrione passa dallo stadio di 16 cellule (stadio in cui è chiamato morula) in cui i suoi blastomeri sono ben distinti e facilmente identificabili, ed organizzati a formare una struttura simile ad una mora, ad una fase detta di compattazione in cui si creano delle giunzioni intercellulari che consentono il passaggio di molecole responsabili di una prima differenziazione cellulare.

MORULE  
La blastocisti composta da 100-200 cellule è organizzata in modo da distinguere in essa tre tipi cellulari differenti: uno strato esterno detto trofectoderma responsabile dell’accumulo di fluido in una cavità interna detta blastocele coinvolta nella conseguente espansione della blastocisti ed infine un ammasso cellulare che è il nodo embrionale.
Il trofectoderma darà origine alla placenta e alle membrane che avvolgono il feto, il nodo embrionale darà origine a tutte le cellule del feto.
In un normale ciclo di fecondazione in vitro il trasferimento in utero viene effettuato 2-3 giorni dopo la fecondazione, quando cioè l’embrione è allo stadio di 4-8 cellule.

EMBRIONE A 4 e 8 CELLULE
Gli embrioni vengono, in genere, classificati sulla base della morfologia e del tasso di sviluppo, indicando come migliore qualità quelli a più rapida divisione e a più bella morfologia. La selezione effettuata su tali basi resta, però, un metodo non soddisfacente ed alquanto impreciso per stabilire quale di questi embrioni resterà vitale e potrà formare una blastocisti una volta in utero.
È quindi impossibile, con una valutazione puramente visiva, stabilire con certezza quali embrioni si arresteranno nelle fasi successive di sviluppo. In tal senso il prolungamento della coltura a stadio di blastocisti in 5a giornata può rappresentare un valido approccio per l’individuazione di embrioni vitali.
Ciascun embrione, infatti, si è diviso tante volte ed è praticamente pronto ad impiantarsi. Tale convinzione deriva dal fatto che l’estensione della coltura fino a stadio di blastocisti permette l’identificazione di embrioni a più alto potenziale di sviluppo in quanto è avvenuta la transizione dell’attivazione del genoma materno a quello embrionale.
È noto infatti che il materiale presente nel citoplasma dell’ovocita, utile fino allo stadio di otto cellule, non è più sufficiente alla blastocisti che deve pertanto utilizzare il proprio patrimonio genetico.
I dati disponibili in letteratura sembrano mostrare, in tal senso, un vantaggio in termini di tasso di gravidanza clinica e nascite da transfer di blastocisti rispetto al transfer embrionale standard al giorno 2°- 3°. Il tasso di impianto delle blastocisti è del 26% per embrione rispetto al 18% per gli embrioni ad 8 cellule.
L’ulteriore elemento che farebbe propendere per il prolungamento della coltura tiene conto del fatto che in condizioni fisiologiche l’ovocita viene fecondato nelle tube e giunge nella cavità uterina dopo 5-6 giorni, un transfer a blastocisti consentirebbe, quindi, una maggiore sincronizzazione tra lo sviluppo embrionale e quello endometriale aumentando in questo modo le probabilità di impianto. Perché non utilizzare, allora, sempre questo tipo di approccio visti i vantaggi evidenti?
Il differente ambiente in cui l’embrione si trova nel passaggio dalla fase precoce di sviluppo a quella di blastocisti muovendo cioè dalla tuba all’utero si accoppia a differenti richieste nutrizionali dell’embrione.
Negli ultimi 15 anni molti sforzi sono stati profusi nell’intento di ottimizzare la composizione dei terreni di coltura cosidetti sequenziali necessari allo sviluppo degli embrioni fino allo stadio di blastocisti.
La riduzione della concentrazione di glucosio (1993) l’aggiunta di amminoacidi specifici (1998) e di fattori di crescita opportuni (1998), sono tutte modifiche tese all’incremento della formazione di blastocisti in vitro.
Malgrado questo, soltanto il 40-50% degli embrioni formati diventano blastocisti, tutti gli altri si fermano a stadio precoce di sviluppo a causa non soltanto di problemi intrinseci, quali la qualità ovocitaria, quella spermatica, la scelta della tecnica di inseminazione (FIVET, ICSI), ma anche a causa della forte pressione selettiva determinata proprio dalla coltura in vitro.  Quando è opportuno procedere alla coltura fino al 5° giorno?
L’estensione della coltura fino allo stadio di blastocisti trova una particolare indicazione nei casi di ripetuti fallimenti e nei casi di elevato recupero ovocitario. In Italia da quando è entrata in vigore la legge 40/2004, il trasferimento della blastocisti è stato comprensibilmente abbandonato a causa del basso numero di ovociti di partenza.
Con la sentenza della Corte Costituzionale di Maggio 2009, però, per alcune condizioni della coppia secondo il parere del medico è oggi possibile inseminare più di 3 ovociti. Se almeno 4 embrioni si sviluppano è quindi nuovamente possibile spostare il transfer dal giorno 2-3 al giorno 5.
È importante, per la formazione del maggior numero di blastocisti, ottenere il massimo numero di embrioni di buona qualità possibile. In tale contesto si pone la selezione degli spermatozoi ad alto ingrandimento (1600-6400X) mediante contrasto interferenziale di Nomarsky.
La IMSI permette, infatti, di operare la selezione degli spermatozoi senza colorazione e in tempo reale. Il principio sul quale si basa tale metodica è l’evidenza di una correlazione tra grado di frammentazione del DNA del liquido seminale ed alcune caratteristiche della morfologia degli spermatozoi.
Ciò che risulta evidente in letteratura è che gli spermatozoi che presentano un nucleo normale hanno una percentuale di frammentazione del DNA più bassa, rispetto agli spermatozoi che presentano vacuoli nella testa. Una valutazione della presenza di vacuoli nella testa degli spermatozoi rappresenta, al momento, il modo ottimale per selezionare gli spermatozoi con un basso grado di frammentazione del DNA.
La qualità degli spermatozoi viene indicata utilizzando un apposita scala di valutazione divisa in gradi: Grado I nessun vacuolo, Grado II < 2 piccoli vacuoli Grado III > 1 grande vacuolo Grado IV grande vacuolo insieme ad altre anomalie.   
Gli studi condotti negli ultimi anni sembrano evidenziare che la scelta degli spermatozoi di migliore qualità non correla con lo sviluppo degli embrioni fino al terzo giorno di coltura. È condizione indispensabile per la formazione delle blastocisti la scelta di spermatozoi di grado I e II.
Questo perché l’utilizzo di un così alto ingrandimento consente di escludere spermatozoi che possono esercitare un effetto negativo sullo sviluppo dell’embrione a stadio di blastocisti, in accordo con quanto emerso negli studi precedenti che evidenziano un effetto del patrimonio paterno sullo sviluppo tardivo embrionale.

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Qui Bimbo - Numero 7 - Giugno 2011

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