Lo sviluppo embrionale risente durante la gravidanza di molteplici fattori come il fumo da tabacco, l’uso di droghe e alcool, i contaminanti chimici nell’acqua e nella dieta, l’inquinamento atmosferico, il diabete gestazionale, l’ipertensione e la preeclampsia.Tali fattori determinano aumento dei radicali liberi e diminuzione del sistema antiossidante, che attraverso la placenta, determinano uno stress ossidativo intrauterino con aumento dell’epinefrina con conseguente vasocostrizione ed ipossia cronica (diminuzione di ossigeno ai tessuti), responsabili della compromissione della crescita fetale (apoptosi e necrosi cellulare). Il fumo materno in gravidanza è associato ad un aumento del rischio di complicanze ostetriche, basso peso alla nascita, disturbi respiratori, SIDS (sindrome della morte improvvisa in culla) e disturbi del comportamento del neonato (irritabilità). Inoltre vengono riportate complicanze metaboliche, coliche infantili, neoplasie infantili. Sono stati valutati gli effetti del fumo in gravidanza sullo sviluppo neuro-comportamentale del neonato con indici biologici (cotinina urinaria di derivazione dal fumo materno) e si è evidenziato che il valore di cotinina urinaria era correlato con l’irritabilità del neonato. I campioni di urina venivano analizzati mediante dosaggio radioimmunologico con anticorpi policlonali di coniglio anticotinina presso il laboratorio di biochimica clinica dell’Istituto Superiore di Sanità. Anomalie strutturali cromosomiche sono state rilevate sulle cellule del liquido amniotico tra le donne fumatrici in gravidanza. La banda 11q23
(banda comunemente implicata nelle affezioni maligne del sistema ematopoietico) era la regione cromosomica maggiormente alterata dal tabacco (rischio di leucemia infantile). Per quanto riguarda l’uso dell’alcol in gravidanza, Aristotele riteneva che la donna etilista spesso partorisse bambini anormali e i Cartaginesi proibivano l’uso del vino durante la notte nuziale nel timore che l’eventuale concepito potesse essere anormale. L’alcol etilico, contenuto nelle bevande alcoliche, subisce nel nostro organismo (fegato), l’azione dell’enzima alcol deidrogenasi e successivamente dell’enzima aldeide-deidrogenasi con formazione rispettivamente di acetaldeide e di acido acetico, il quale ultimo entra nel ciclo di Krebs con formazione di acqua e anidride carbonica. Quando la quantità di bevande alcoliche supera le capacità metaboliche di questi due enzimi per eccessiva loro introduzione, l’acetaldeide si accumula e diventa tossica per il feto. I rischi per il feto contemplano: l’aborto spontaneo (30%), anomalie congenite (40%), basso peso neonatale (25%), ritardo di crescita intrauterina (10%), depressione neonatale (20%), fetopatia alcolica (2,5%), caratterizzata da facies dismorfica con bozze frontali prominenti, naso a sella, ipertelorismo (aumentata distanza fra gli occhi), filtro lungo (aumentata distanza tra la radice del naso e le labbra). Si pensa che l’acetaldeide di origine materna sia in grado di inibire l’enzima piruvatodeidrogenasi e quindi causare le tipiche malformazioni somatiche.





