Cinquantamila prestazioni da pronto soccorso all’anno, quindicimila ricoveri ordinari, millesettecento parti (con la percentuale di tagli cesarei tra le più basse d’Italia) e oltrequattrocento dipendenti: sono i numeri di Villa Betania, l’ospedale evangelico del Quartiere Orientale Ponticelli di Napoli.
Una struttura che da 40 anni serve una popolazione di circa 300.000 persone e che rappresenta un fiore all’occhiello della Sanità campana, costando in media la metà di un ospedale pubblico.
Eppure il rischio-chiusura è altissimo e i dipendenti sono in stato di agitazione. La Regione Campania, infatti, non paga i rimborsi da due anni e mezzo e allo stato attuale si sono arenate le trattative per ottenere almeno una parte dei fondi necessari per fare andare avanti la struttura.
Pasquale Accardo, direttore generale di Villa Betania, ha spiegato - in un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi – che a fronte di uno stanziamento promesso di 35 milioni di euro (nettamente inferiori ai 40 milioni di bilancio reale) la Regione ne ha offerti 30: una somma che a malapena basta a coprire gli stipendi e che certamente non garantisce il futuro di una struttura che da più di due anni non riceve rimborsi ed è ormai al collasso.
Come sbloccare la situazione?
Accardo non ha dubbi: è necessario lo stanziamento immediato dei 35 milioni di euro promessi, nonché l’apertura di un tavolo di lavoro e l’elaborazione da parte della Regione di uno “uno schema-tipo di convenzione con le strutture religiose equiparate”.





