La serotonina collegata alla morte in culla

La serotonina collegata alla morte in culla - Qui Bimbo

La sindrome della morte improvvisa del lattante o SIDS è ancora una realtà in Italia dove, ogni anno, ne rimangono vittima circa 500 neonati.

Nella continua ricerca per comprenderne le cause, per alcuni versi non del tutto chiare, i ricercatori del Harvard Medical School and Children Hospital di Boston hanno scoperto che il cervello dei neonati morti per la SIDS produce poca serotonina: un neurotrasmettitore conosciuto al grande pubblico con il nome di ormone del buonumore.

Questo ormone, ha invero un ruolo fondamentale nel controllo del respiro, del battito cardiaco e del sonno. Ecco quindi il possibile collegamento.

Di fatto, i ricercatori suppongono che questa anomalia nella produzione di serotonina possa ridurre nei lattanti la capacità di rispondere alle diverse situazioni in cui la capacità di respirare e l'adattamento vengono messi alla prova. Situazioni come la carenza di ossigeno o alti livelli di biossido di carbonio.

La modifica dei livelli può venire anche provocata dal ri-respirare l'aria appena espirata quando il neonato dorme a faccia in giù.

Anche se è risaputo il fatto che per una migliore prevenzione è consigliabile far dormire a pancia in su il bambino, i risultati di questo studio forniscono indizi importanti per l'identificazione delle basi biologiche della SIDS e possono aiutare a individuare tempestivamente e più efficacemente i soggetti a rischio, con la possibilità di evitare molte morti inutili, fa notare il dr. Alan E. Guttmacher, Direttore del Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD).

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista della American Medical Association, mostrano che nell'88% dei casi la SIDS è provocata dalla posizione assunta durante il sonno, da una malattia e dal fumo di sigaretta, tuttavia questa scoperta è molto importante per comprendere meglio le dinamiche.

«La nostra ricerca suggerisce che il sonno smaschera il difetto del cervello», ha aggiunto la dr.ssa Hannah C. Kinney che ha coordinato lo studio. «Quando il bambino respira in faccia in giù, lui o lei non può ottenere abbastanza ossigeno. Un bambino con un tronco encefalico normale sarebbe in grado di girare la testa e svegliarsi in risposta. Ma un bambino con un'anomalia intrinseca non è in grado di rispondere alla situazione stressante», ha poi concluso Kinney.

Uno studio inglese: sempre più diffuse le difficoltà linguistiche.

Uno studio inglese: sempre più diffuse le difficoltà linguistiche. - Qui Bimbo
Gli esperti confermano: "Colpa della tv e dello stress"
Un bimbo su sei non parla a 2 anni

A diciotto mesi, un bambino inglese su quattro non è ancora in grado di pronunciare quelle 20 diverse parole che gli standard internazionali hanno individuato come "soglia minima" al di sotto della quale si può diagnosticare un ritardo nel linguaggio. E la percentuale sale a uno su quattro se si considerano soltanto i maschi, dei quali si conosce da sempre una maggiore precocità motoria e una "pigrizia" nell'esprimersi. La ricerca, realizzata da YouGov per BBC, non fa che rispecchiare un'ansia sempre più diffusa tra le mamme (e i papà), non soltanto in Gran Bretagna. L'ansia delle mamme rimbalza sul web in Italia: "Il mio tesoro di 21 mesi dice soltanto 'baba' per indicare la pappa e 'gnogna' per chiamare mia madre, il pediatra dice che non è nulla ma sono tanto preoccupata...", o ancora "dove posso eseguire un test audiometrico per essere sicura che senta correttamente?", "sapete indicarmi un bravo specialista nel Lazio?" e così via. E se le ragioni di inquietudine non mancano (eccesso di televisione anche da piccolissimi, mancanza di tempo per leggere le fiabe, abbondanza di figli unici sono universalmente riconosciuti come altrettanti fattori che potrebbero contribuire a spiegare il fenomeno) è vero anche che i genitori di oggi sono molto attenti, forse troppo, al benché minimo sintomo che potrebbe rallentare il loro bambino nella sua marcia verso la crescita. Spiega Stefano Vicari, direttore di Neurospicologia Infantile al Bambin Gesù di Roma: "Un tempo, molti pediatri avrebbero detto alla signora che lamentava la scarsa propensione a parlare del figlio di due anni 'non si preoccupi, è pigro, recupererà in seguito'. Ora, per fortuna, nessuno lo fa più. Ogni bambino è diverso dagli altri e sarebbe sbagliato restare aggrappati a criteri troppo rigidi. Ma a due anni un bambino deve manifestare capacità di espressione e pronunciare delle parole, più o meno correttamente: se non la fa, è bene approfondire le ragioni".
L'esperienza quotidiana dei pediatri italiani, i primi a dover dare risposte e a formulare diagnosi, conferma i dati inglesi. E se la ricerca britannica parla di un 34 per cento di bambine e di un 27% di maschietti che hanno pronunciato la loro prima parola già a nove mesi (in inglese dada, o daddy, proprio come 'papà' per i coetanei italiani), in Italia cresce l'attenzione per il ritardo nel linguaggio. E, insieme a questa, la rapidità nell'individuarne e curarne le ragioni: "Abbiamo chiesto e ottenuto di introdurre uno screening audiologico fin dalla nascita in alcune città-pilota come Lecce - spiega Giuseppe Mele, segretario della Federazione italiana medici pediatri - La sordità, o un deficit uditivo, sono naturalmente soltanto una delle possibili cause dei disturbi di linguaggio dei quali osserviamo quotidianamente l'aumento, ma sono anche quella più facile da indagare fin dalla nascita". Dove lo screening non viene fatto già durante il ricovero per il parto, a sette, otto mesi si può ricorrere al Boel-Test, un insieme di stimoli acustici e di parametri che consentono di stabilire se il bambino sente correttamente. E che i problemi aumentino si spiega, come afferma Mele, "con l'aumento di parti prematuri, di bambini a rischio per altre cause e di neonati che pesano meno dei parametri previsti". "Ma - osserva da un diverso punto di vista Tilde Giani Gallino, psicologa dell'età evolutiva - bisognerebbe tener conto anche di come è cambiato il rapporto tra genitori e figli, anche piccolissimi. Un tempo i neonati e i bambini fino a uno o due anni di età vivevano perlopiù a contatto solo con i parenti stretti, dormivano molto, uscivano di casa solo per andare ai giardinetti. Ora gli stimoli e il confronto sono costanti, e ogni genitore si aspetta che il suo bambino faccia tutto subito, e si preoccupa se questo non accade"."I gesti - osserva ancora Giani Gallino - hanno almeno in parte sostituito le parole, e bisogna dire che la maggior parte dei bambini che tardano a parlare si fa, comunque, capire benissimo dagli adulti che lo circondano. In questo senso, pronunciare correttamente le parole diventa meno necessario e nessun genitore passa più ore e ore a correggere un figlio che non dice bene la 'r' o la 'd'". "Non dimentichiamo - conferma Vicari - che i bambini agiscono per imitazione: camminano se vedono altre persone farlo, parlano per ripetere i suoni emessi dai genitori. Anche per imparare a parlare, comunque, la tv può avere un impatto negativo, nonostante qualcuno pensi il contrario: si tratta di un ascolto passivo, molto meglio l'interazione che si stabilisce tra bambino e adulto, magari aiutata da un libretto illustrato, da una filastrocca o da una canzone". Che cosa fare e che cosa evitare? Lasciar parlare il piccolo senza interromperlo, anche se sbaglia, ascoltandolo con attenzione, favorire i suoi gesti, ripetere correttamente le parole senza pretendere che lo faccia anche lui. Da evitare invece la presa in giro o - peggio - l'abitudine di far finta di non aver sentito perché la parola è stata pronunciata in modo approssimativo.

fonte: repubblica.it

Gli eccessi del latte in polvere. Troppe calorie per i neonati

Gli eccessi del latte in polvere. Troppe calorie per i neonati - Qui Bimbo

25/01/ 2010 - Le informazioni contenute in etichetta sono poche e il misurino non è mai preciso. E così, quando si alimenta il neonato solo con questi prodotti si rischia di sbagliare e di raggiungere un surplus calorico giornaliero di circa il 7% rispetto al fabbisogno. Lo sostiene una ricerca dell'Inran

Mamme poco informate sulle proprietà nutritive delle cosiddette formule lattee, ovvero prodotti industriali da biberon come latte artificiale o in polvere. Le informazioni contenute in etichetta sono poche e il misurino non è mai preciso. E così, quando si alimenta il neonato solo con questi prodotti si rischia di sbagliare e di raggiungere un surplus calorico giornaliero di circa il 7% rispetto al fabbisogno.
L'analisi su 22 prodotti

Lo studio, pubblicato sull'International Journal of Food Sciences and Nutrition, è stato condotto dall'Helmholtz Zentrum München in collaborazione con l'Inran. L’oggetto della ricerca sono state 22 formule lattee per neonati, tra cui prodotti vaccini, ipoallergenici e di soia, sia liquidi che in polvere. Le aziende produttrici coprono l'80% di tutto il mercato della UE ed i prodotti sono corredati da etichette con indicazioni sulla preparazione e di un misurino, del quale viene dichiarata la capacità in grammi.
I colpevoli: poche informazioni e misurini troppo capienti
“Confrontando i dati – spiega il professor Carlo Cannella, già presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) – si evince che nel 90% dei prodotti esaminati c’è il rischio di un'eccessiva assunzione di prodotto. I motivi principali sono due. In primo luogo, le quantità di prodotto indicate in etichetta per le varie età sono superiori alle raccomandazioni (apportando fino a circa il 17% in più rispetto al fabbisogno energetico al quarto mese di vita)”. E, poi, il misurino ha una capacità maggiore rispetto a quella dichiarata (circa 0,5 g/misurino) e con l'aumentare del numero dei pasti un bimbo al quarto mese riceve un surplus calorico giornaliero di circa 7% rispetto al fabbisogno.
Attenzione al rischio obesità
“I genitori devono stare attenti, perché i neonati fino a quattro mesi potrebbero mangiare troppo per le informazioni scarse e per il misurino, che comporterebbero un eccesso calorico fino al 24% in più, rispetto al fabbisogno energetico raccomandato da Fao e Oms”. Il problema, continua a spiegare Cannella, è che la mamma pensa che più il bambino mangia, più sta bene e in salute. Le informazioni sbagliate poi fanno la loro parte, e così si innesca un circolo vizioso che porta ad un aumento di peso del piccolo. “Il problema è che con un' alimentazione sbilanciata si moltiplicano i pericoli di disturbi alimentari in età adulta. Tutti gli esperti e la lettura scientifica – conclude Cannella – dimostrano che una dieta sbagliata nei primi anni di vita influisce pesantemente sulle possibilità di soffrire d' obesità o d' anoressia una volta cresciuti”.

fonte: canali.kataweb.it

Amniocentesi: un prelievo di sangue può sostituirla

Amniocentesi: un prelievo di sangue può sostituirla - Qui Bimbo
Finalmente per le neo mamme c’è una novità interessante. Un semplice prelievo di sangue sostituirà l’amniocentesi.  Le alterazioni cromosomiche che possono rivelare malformazioni del feto, potranno essere individuate  attraverso un semplice prelievo del sangue, da fare durante il periodo della gestazione. Fino ad oggi, infatti, l’amniocentesi ha avuto lo scopo principale di rilevare anomalie genetiche del feto, tra le quali la trisomia del cromosoma 21, causa della sindrome di down.
Una buona notizia se si considerano i rischi che, seppur in minima percentuale, comporta l’amniocentesi.
Le complicanze riscontrate risultano essere la rottura del sacco amniotico o l’aborto. Contribuiscono i fattori emozionali come l’aumento di ansia d’aspettativa, tensione ma anche da componenti neurovegetative. 

La nuova tecnica diagnostica è stata presentata dai ricercatori italiani in occasione del Congresso Mondiale di Medicina Perinatale.

Al momento, la nuova tecnica di diagnosi perinatale è disponibile in Umbria, dove è stata effettuata una sperimentazione controllata su 700 donne, finanziata dalla Regione. La nuova tecnica permette di rintracciare tutte le anomalie cromosomiche finora evidenziate dall’amniocentesi: quelle relative ai cromosomi sessuali X e Y e ai cromosomi 13, 18 e 21 quest’ultimo causa della sindrome di Down.                 
La ricerca si basa sui risultati di un precedente studio americano, secondo il quale le cellule del feto migrano dell’organismo della madre. Pertanto, possono essere individuate analizzando il corredo cromosomico.

La diagnosi è disponibile in poco meno di due settimane dal prelievo.
                     

Il futuro si chiama Bambino

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MARGHERITA DINI CIACCI GALLI

Presidente UNICEF Campania
 

Sono sotto gli occhi di tutti le cifre drammatiche delle povertà e dei nuovi bisogni della comunità nazionale e mondiale.

Forse occorre analizzare le cifre del malessere:

oggi SOLO 26mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno nel Terzo Mondo per mancanza di cibo e nel mondo abbiamo SOLO 854 milioni di affamati (dati della Banca Mondiale) anche se in forte crescita.

Per gli assetati il dato è di un miliardo senza acqua potabile e servizi igienici. Per i BAMBINI la situazione si attesta su cifre vergognose (naturalmente per noi): 178 milioni di bambini malnutriti, 158 milioni di piccoli schiavi del lavoro, 125 milioni senza acqua potabile.

Il problema della fame nel Terzo Mondo potrebbe risolversi riducendo le spese che il mondo affronta per gli armamenti; nel nostro Paese, se le azioni di politici ed amministratori fossero improntate a giustizia sociale, riduzione degli alti stipendi e degli sprechi, che fanno i troppi rifiuti, equidistribuzione dei beni non secondo ceti professionali ma secondo esigenze delle famiglie e dei bambini.

Qualche esempio? L’alto consumo di carne nei ns. Paesi “del benessere” vuol dire, per gli allevamenti, alto consumo dei cereali.

Ridurre il consumo di carne vuol dire ridurre il consumo dei cereali e quindi dare cibo ai Paesi poveri e ridurre le malattie del “benessere”.

In Europa le “malattie da cibo” sono in pauroso aumento e più di un milione di bambini ha problemi di obesità. E la Campania registra il più alto numero di bambini obesi in Italia. E si vuole privatizzare l’acqua, un bene essenziale per tutti.

Seneca diceva che, per rendere felici gli uomini, occorreva, più che aumentarne le ricchezze, distribuirne i desideri.

Ma oggi sempre più ed in troppi aumenta il desiderio di possesso ( di Verghiana memoria), la fame sempre maggiore di beni da non condividere con chi non ha nulla.

Invertire la tendenza all’autodistruzione si può se le politiche saranno così intelligenti e lungimiranti da ripartire dai BAMBINI UNICO FUTURO DELL’UMANITA’.

Far parte di una comunità educante e solidale vuol dire condividerne diritti e doveri ponendosi al servizio dei bisognosi, dei deboli, dei piccoli essendo corresponsabili di quanto avviene nel nostro ambiente: la logica dell’uomo nemico dell’uomo, gli esasperati sterili localismi, le responsabilità proiettate e non condivise, alimentano solo la logica degli analfabeti storici, dei guerrafondai, dei razzisti nell’epoca del meticciato, dei bottegai della solidarietà. Vanno riscritte insieme le regole della convivenza civile ed umana testimoniando, con le buone pratiche, l’amore per la propria terra ed i propri simili.

Nuove città vanno fondate sui diritti delle bambine e dei bambini, diritti sanciti dalla Convenzione Internazionale del 1989, recepita dallo Stato Italiano con Legge 176 del 1991, ma ancora largamente disattesi. Purtroppo la nostra città, con le sue 10 Città, è ancora malata di egoismo ed il disinteresse segna il tempo degli uomini sì che, più temibile delle tragedie che minacciano il pianeta, è il deserto che rischia di invadere l’uomo, rendendolo nemico del fratello. Aggravante l’illegalità diffusa nelle periferie del malessere, con sacche di povertà e sottosviluppo, degrado morale ed ambientale, ignoranza, miseria individuale e comunitaria. In quest’ambiente i bambini, le vittime di oggi, si apprestano a diventare i carnefici di domani. Essi rappresentano i migliori indicatori di città vivibile e se oggi continuano ad esprimere le violenze che subiscono sono indicatori di una città malata. Se vogliamo un futuro migliore per Napoli, per l’Italia, per il mondo, dovremo prenderci cura dell’unico capitale vivo che abbiamo: i BAMBINI, TUTTI I BAMBINI: quelli dei Paesi della fame, della sete, delle malattie, delle guerre e quelli dei nostri “civili” Paesi del cemento, dello smog, della miseria, delle violenze,dell’indifferenza, figli per sangue, radici, umanità, amandoli per il colore dell’anima e non della pelle.

Perciò, in una Napoli ed una Campania ricca di intelligenze e potenzialità, ma anche di degrado e malessere, occorrerà superare l’ottuso criminale isolamento creando sinergie tra volontà politiche, istituzionali, del privato sociale, dei mass media e dei cittadini, perché tutti partecipino al cambiamento in una comunità al servizio del futuro. Occorrerà che gli interlocutori fisiologici del bambino si facciano carico della sua crescita tenendo presente che i problemi dell’evasione, del disadattamento, della microcriminalità, potranno trovare soluzione se, accanto ai mandanti esterni, scopriremo gli agenti scatenanti dell’atteggiamento deviante nella solitudine, nell’assenza di amore e di dialogo, nella carenza o assenza di spazi, strutture, servizi sì che, per molti bambini, nelle grandi città come nei paesi, nelle strade residenziali come nei vicoli, la casa è luogo di indifferenza, violenza, pericolosa promiscuità.

Il bambino, costruttore del futuro, va aiutato a crescere in un mondo, un Paese, una comunità, una famiglia attenti ai suoi bisogni vitali, alla sua fame d’amore, alla sua sete di giustizia, alla sua necessità di identificarsi con modelli di riferimento validi e di interagire armonicamente con l’ambiente fisico e sociale in cui vive. Occorre allearci tutti per una difesa attiva dei bambini: che vuol dire partecipazione di tutti al bene comune, il bambino, con famiglie attente, scuole a tempo prolungato, centri di ascolto, centri ricreativi, strutture e servizi territoriali per famiglie e bambini.

Occorre rompere i confini dell’indifferenza sostituendo il NOI all’IO.

Utopia ? Ma un’utopia vissuta insieme può diventare propellente per l’avvenire.

 

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