Il feto non avverte dolore prima dei sei mesi

Il feto non avverte dolore prima dei sei mesi - Qui Bimbo

Le connessioni nervose del cervello non sono sufficientemente formati in questa fase. È come se il feto continuasse a essere in uno stato d’incoscienza simile al sonno per 24 settimane. In questo periodo il bambino non sente il dolore. Questo fatto sarebbe dovuto alle connessioni nervose del cervello che non sono sufficientemente formate per consentire la percezione del dolore in questa fase.Ecco quanto suggerito da un nuovo studio condotto dal Royal College di Ostetricia e Ginecologia nel Regno Unito, per conto del Governo.
Gli scienziati ritengono che gli aborti tardivi che sono eseguiti in casi eccezionali come serie anormalità o rischi per la salute o vita della madre, non possono causare sofferenza al feto. Il motivo è che per percepire il dolore è necessario che sia sviluppata la corteccia cerebrale; cosa che non avverrebbe prima di sei mesi di gestazione.
Le «connessioni dalla periferia alla corteccia non sono intatte prima di 24 settimane di gestazione», dichiarano i ricercatori.Lo studio è stato voluto dal Governo del Regno Unito a seguito delle polemiche da parte dei gruppi antiaborto che chiedevano la modifica dei limiti di tempo per abortire. Poiché gli scienziati sostengono che il feto non prova dolore prima delle 24 settimane di gestazione, ritengono che non è il caso di apporre delle modifiche a questi limiti. «Non c'è nulla nel rapporto che suggerisce la necessità di rivedere il limite superiore.», avrebbe infatti dichiarato al Times il professor Allan Templeton, Presidente del Royal College.Tuttavia i gruppi antiaborto, hanno replicato che impugneranno altri argomenti per chiedere un limite di tempo inferiore. «Ci sono prove crescenti che il feto non è in un vero stato di veglia quando si trova nell’utero e viene mantenuto, con la presenza del suo ambiente chimico, in un continuo stato di incoscienza simile al sonno o sedato», hanno concluso i ricercatori.

Fonte: lastampa.it/benessere

 

Troppe bugie per i bambini ? Da grandi saranno intelligenti

Troppe bugie per i bambini ? Da grandi saranno intelligenti - Qui Bimbo

Le bugie dei bambini sono segno di intelligenza. E’ il risultato di uno studio canadese che ha analizzato il comportamento di 1200 ragazzini. I più furbetti iniziano a dire bugie già a due anni, uno su cinque tira fuori qualche frottola all'occorrenza.Sarà di magra consolazione per mamma e papà alle prese con le frottole dei figli, ma le bugie dei bambini sono segno di intelligenza, indice del fatto che lo sviluppo cognitivo dei piccoli sta andando a tutta birra. Più si è piccoli alla prima bugia, più l'intelligenza cresce veloce. Lo rivela uno studio condotto presso la Toronto University da Kang Lee e riportato online dalla BBC. Per dire bugie e farle galoppare senza inciampi nella verità bisogna utilizzare processi cognitivi complessi, spiega Lee, quindi i piccoli bugiardi sono intelligentoni che crescono. L'indagine ha coinvolto 1200 bimbi e ragazzini dai 2 ai 17 anni. I bambini avevano un giocattolo alle loro spalle e veniva detto loro di non voltarsi a guardarlo prima di uscire dalla propria stanza. Una videocamera nascosta riprendeva i bambini per vedere se si voltavano o meno. Poi a ciascuno dei piccoli è stato chiesto di dire se si fossero voltati a guardare il gioco o meno, e la risposta è stata confrontata con le riprese video per vedere chi ha detto la verità, chi no. E' emerso che, impavidi pinocchi, del tutto incuranti dei nasi che si allungano, i più furbetti iniziano a dire bugie già a due anni, circa uno su cinque a questa età tira fuori qualche frottola di tanto in tanto.

Ma a quattro anni dicono bugie anche i più 'lenti' a prendere questo 'vizio': a questa età è il 90% dei bambini, infatti, a dirle. Il picco massimo dei nasi lunghi si registra invece a 12 anni. Ma niente paura, sostiene Lee, dire bugie da piccoli è normale e non significa che questi bambini cresceranno come bugiardi patologici. Anzi la bugia è segno di sviluppo cognitivo perchè per ideare una frottola e tenerla in piedi serve il ragionamento. Anzi, chiosa Lee in conclusione, i piccoli bugiardi potrebbero anche finire per fare i banchieri da grandi. 
 

fonte: canali.kataweb.it/salute 

Tristezza o felicità? A 7 mesi i bimbi decifrano le emozioni del linguaggio

 Sensibili al linguaggio utilizzato e al tono di voce: i bambini già tra i 4 e i 7 mesi riescono a percepire lo stato d`animo degli interlocutori e distinguono rabbia, felicità, gioia e nervosismo proprio allo stesso modo in cui opera il cervello di un adulto. È quanto sostiene uno studio pubblicato su Neuron condotto dai ricercatori del Centro per il cervello e lo sviluppo cognitivo dell`Università di Londra in collaborazione con gli studiosi tedeschi del Max Planck Institute di Lipsia e della Charite Universitatà di Berlino, secondo cui lo studio potrebbe fornire importanti informazioni sull`insorgenza di disturbi neurologici come l`autismo. "I nostri risultati dimostrano che le regioni cerebrali sensibili alla voce sono già specializzate e modulate dalle informazioni emotive all`età di 7 mesi - spiega Tobias Grossmann, che ha guidato lo studio -, e ciò suggerisce la possibilità che i processi critici dello sviluppo dei disturbi neurologici come l`autismo si verifichino prima di quell`età". I ricercatori hanno usato la spettroscopia a infrarossi per indagare le risposte della corteccia cerebrale dei bambini alla voce umana, e hanno messo in evidenza che prima dei 4 mesi di età il cervello dei bimbi non evidenzia alcuna reazione, mentre tra i 4 e i 7 mesi la corteccia temporale si attiva in risposta agli stimoli vocali in maniera del tutto simile a quella che si osserva nel cervello degli adulti. Anche se in tenera età, spiega Grossmann, i bambini sono quindi in grado di distinguere la prosodia emotiva sottostante a un discorso. In poche parole, distinguono la musicalità delle parole e delle frasi e il modo in cui queste vengono pronunciate, interpretando quindi i sentimenti di chi parla: nella corteccia temporale destra si evidenziava infatti ogni volta una maggiore attività quando i bambini di 7 mesi ascoltavano le parole pronunciate con spiccata emotività (rabbia o felicità). "In studi futuri - conclude Grossmann - questa scoperta potrebbe essere usata per valutare le differenze individuali nelle risposte cerebrali dei bambini alle voci e alla prosodia emotiva, e potrebbe quindi servire come marcatore per l`individuazione precoce di bambini a rischio di disordini dello sviluppo neurologico".
fonte: salute24.ilsole24ore.com

Il latte materno contro i tumori

Un composto chimico che si trova naturalmente nel latte materno elimina le cellule di oltre 40 tipi di cancro. Lo ha scoperto una ricerca dell'Universita' di Goteborg pubblicata dalla rivista Plos One. I ricercatori hanno studiato le proprietà di una sostanza chiamata 'Human Alpha-lactalbumin Made Lethal to Tumour cells o Hamlet': "Questa sostanza e' prodotta dall'unione dell'alfa-lattalbumina del latte con l'acido oleico che si trova nello stomaco dei bambini - ha spiegato l'autore delo studio, Roger Karlsson - quindi l'allattamento al seno e' legato a una diminuzione del rischio di tumori nei neonati". Il gruppo guidato da Karllson ha testato la molecola su alcuni pazienti affetti da tumore alla prostata, verificando un netto miglioramento in cinque giorni. In test di laboratorio, invece, Hamlet si e' mostrato efficace su 40 diversi tipi di tumore. "Il problema ora e' come far arrivare la molecola direttamente nel sito dove e' presente il tumore - ha spiegato l'esperto - stiamo progettando una serie di altri esperimenti sull'uomo, che dovrebbero iniziare al piu' presto". fonte: agisalute.it

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Qui Bimbo - Numero 6 - Luglio 2010

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